Nihil sub sole novum

12 gennaio 2016 § Lascia un commento

Un-intervento-di-Ernest-Pignon-Ernest-a-Napoli-2

Io di mestiere faccio l’artigiano perché, come diceva mio padre, non avevo voglia di studiare o più semplicemente perché avevo fretta di affrancarmi dalla famiglia. Nel mio lavoro è necessario collaborare con altre figure professionali, falegnami, doratori, laccatori, tappezzieri, orologiai e Napoli ha una tradizioni ricchissima di manifatture artigiane situate spesso nei posti più improbabili: terranei del centro storico, nei quartieri spagnoli, ai monti, capannoni nei dintorni di Piazza Nazionale, garage a Pianura, insomma il lavoro si connette storicamente al territorio mantenendo viva l’economia della città. Ultimamente mi è capitato di visitare spesso un doratore del centro storico nei pressi di Porta San Gennaro a Foria, un simpatico signore di una sessantina d’anni che svolge il suo onesto mestiere che la sua famiglia si tramanda da tre generazioni; nel suo laboratorio lavorano tre “ giovani di bottega” dall’età media di settant’anni. Tra una chiacchiera e l’altra mi ha raccontato che ha due figli, ormai intorno ai quarant’anni, uno disoccupato e una insegnante precaria, che i tempi sono cambiati e che lui non può fare niente più per loro. Negli ultimi dieci anni Napoli sta vivendo una rinascita turistica importante che sta portando allo sviluppo esponenziale del settore alberghiero e della ristorazione: la maggior parte delle case del centro storico e dei Quartieri spagnoli si trasformano in bed&breakfast, i bassi abbandonati dai napoletani sono laboratori di pasticceria dove si sfornano le sfogliatelle che poi saranno vendute a Via Toledo, il famigerato Lungomare Liberato ospita solo pizzerie, gelaterie e ristoranti: ma spesso il personale è straniero, cingalesi e sudamericani imparano in fretta e hanno voglia di lavorare, si sono organizzati in minuscoli appartamenti, tappezzano la città di manifestini incomprensibili dove annunciano le loro feste, le messe, le gite, hanno aperto asili e scuole dove si impara oltre allo loro lingua anche in italiano, producono ricchezza per la città e per le loro famiglie nei loro paesi d’origine. Nel frattempo molti ragazzi napoletani, quelli nati negli anni 90, che sono cresciuti in famiglie costruite sul precariato e sull’assistenzialismo se non nell’illegalità più totale, scarsamente o per niente scolarizzati, infarciti di modelli culturali di tv spazzatura, votati a status symbol consumistici e costretti ad un tenore di vita inadeguato, senza più il maestro, l’allenatore, il prete, a volte cocainomani già a sedici anni, sono facile preda della camorra e diventano quello che con il solito cannibalismo giornalistico si chiama “la paranza dei bambini” laddove, a quanto pare, nemmeno i vecchi boss possono, o vogliono, più nulla o semplicemente aspettano dietro le quinte. Non che non esistano gli sforzi della società civile ma paradossalmente sono votati sempre e solo al recupero, vedi ad esempio l’ottimo lavoro svolto nell’istituto di detenzione minorile di Nisida sempre alle prese con la burocrazia e la mancanza di fondi o dai preti di quartiere o dall’associazionismo laico, ma mai alla prevenzione, segno dell’ottusità e del disinteresse politico. Marco DeMarco il 6 gennaio su Il Corriere del Mezzogiorno invocava l’intervento dell’esercito a Napoli per fermare l’ondata di omicidi, citando anche Sandro Ruotolo e Gabriella Gribaudi, sottolineando che anche se di buoni maestri e di buona scuola ce n’è sempre bisogno, di fronte all’emergenza occorrono altre soluzioni. Volevo ricordare che da anni nelle cosiddette Terre dei Fuochi, il quadrilatero compreso tra Giugliano, Lago Patria, Casale e Aversa le forze dell’ordine affiancate dall’esercito presenziano tutti gli incroci e non per questo, che io sappia, la camorra ha smesso di fare i propri affari come risulta anche dalle recenti inchieste giudiziarie: è vero, non si spara, ma ciò significa solo che persiste un potere forte che esercita un controllo totale e mantiene un ordine apparente che tranquillizza lo Stato evitando di portare omicidi sulle pagine dei giornali. Intanto è cominciata la campagna elettorale per l’elezione del Sindaco e non si intravede nessun programma né a breve né a medio termine per rilanciare la formazione e l’occupazione in Campania, si perpetuano gli sprechi dei Fondi Europei inutilizzati e si continuano a favorire le corporazioni a scapito dei cittadini. Il Napoli è Campione d’inverno, il presidente De Laurentis deve parlare assolutamente con Maradona, è l’undici gennaio e fuori ci sono 18 gradi, andiamo avanti tranquillamente.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/16_gennaio_06/napoli-contro-camorra-ci-vuole-l-esercito-affiancare-polizia-3bb78066-b471-11e5-984e-c61a0c03baf7.shtm

http://www.lettera43.it/cronaca/napoli-i-bambini-di-paranza-ultima-piaga-di-camorra_43675186510.htm

nella foto un intervento di Ernest-Pignon-Ernest

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