avanti c’è posto

6 settembre 2015 § Lascia un commento

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Di profughi, a proposito perdete cinque minuti a leggere questo che ci spiega la differenza tra i vari status,  http://archivio.internazionale.it/news/da-sapere/2013/06/20/che-differenza-ce-tra-profughi-e-rifugiati , ne parlavo l’altro giorno qui https://miriampacifico.wordpress.com/2015/09/03/come-al-solito-il-problema-siamo-noi/  ma vorrei ancora aggiungere una cosa.

Il discorso in linea teorica è rivolto ai napoletani ma con i dovuti distinguo si può riferire a tutti i centri urbani italiani; quando si parla di profughi non si intendono i disperati metropolitani che gravitano tra le stazioni ferroviarie e le mense della Caritas, persone migranti regolari e non, che affollano quartieri dove regna illegalità e disagio. Mercati di spazzatura senza controlli, dormitori improvvisati in pieno centro in totale degrado, storie di prostituzione e dipendenze che sfociano spesso in reati e problemi di ordine pubblico, prevalentemente, senza colpevolizzare assolutamente qualsivoglia etnia o appartenenza ma solo per evidenziare le nazionalità di provenienza, marocchini, tunsini, nordafricani, rumeni, albanesi e ucraini. I profughi siriani sono persone che scappano dalla guerra e dalla distruzione di un paese; sono per lo più famiglie e arrivati in Europa, in quasiasi nazione europea li accolga, seppur temporaneamente, saranno riconosciuti e assegnati in modo contingentato alle città destinate ad ospitarli che li aiuteranno a ricostruirsi un’ esistenza. Più o meno quello che succederà agli abitanti di Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Troccia, Pompei, Portici, S.Anastasia, S.Giorgio a Cremano, S. Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, circa  700.000 profughi quando esploderà il Vesuvio.

 

Ps: alla lista sono stati aggiunti altri 9 paesi o frazioni di essi tra cui alcune della città di Napoli per un totale di circa un milione di persone da sfollare.

COME AL SOLITO, IL PROBLEMA SIAMO NOI

3 settembre 2015 § 4 commenti

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Oggi sulla stampa e sui social scoppia la questione delle immagini devastanti del bimbo morto spiaggiato, ma non si usava per i cetacei? , e dopo decenni di voyeurismo ci scopriamo sensibili e pudici. E allora mi sento di fare un piccolo distinguo: da una parte ci sono centinaia di migliaia di persone, del tutto uguali a noi a quanto pare, eh si mi dispiace dirvelo, con donne, figli, genitori anziani, che fuggono da guerre, carestie, schiavitù e FAME disposti ad affrontare una morte probabile al posto di una certa, una buona dose di fastidio, razzismo e incomprensione messa in atto da un’entità chiamata Europa che sta dimostrando la completa incapacità di gestire una situazione del tutto preannunciata. E sono IL PROBLEMA.

Dall’altra ci siamo noi:

noi che non abbiamo votato Salvini, Le Pen, Heider, che ci indignamo per qualsiasi cosa su Fb o su Twitter, che partecipiamo a raccolte di fondi per l’orchestra e il monumento, per il caniello e per tortello, che disdegnamo l’omologazione e ci cibiamo di cibi lenti, che leggiamo soprattutto, noi leggiamo, ci informiamo, sappiamo e il bimbo morto no, proprio non lo vogliamo in bacheca o sulla prima pagina del quotidiano.

Nemmeno io sono contenta di vedere il bimbo morto, ma per una ragione che forse ci è sfuggita a tutti: non serve a niente.

In un articolo di qualche anno fa Giuseppe Genna riprendendo il discorso trattato nel suo libro Dies Irae, Rizzoli 2006, identifica la perdita dell’innocenza dell’ italiano medio, spettatore, utente, lettore al 1981, precisamente il 10 Giugno insieme ad Alfredino Rampi nel pozzo di Vermicino, quando il diritto di cronaca sconfinò ufficialmente nell’accanimento mediatico. Quasi 35 anni di voyeurismo visivo e intellettuale ci avrebbero anestetizzato e contemporaneamente indotto ad alzare sempre più in alto l’asticella della nostra morbosità; personalmente ricordo con raccapriccio una trasmissione, credo si chiamasse Banzai, una sottospecie di giochi senza frontiere giapponese in cui dei dementi si ingegnavano a farsi del male in modi sempre nuovi tra le sghignazzate del pubblico festante. Ecco io credo che Paperisima per l’aspetto comico delirante sia lo specchio della nostra civiltà, così come  La Vita in Diretta lo sia per il dolore. Quindi il bambino morto, che sfugge dal palinsesto e rispetto al quale dovremo porci troppe domande a cui non sappiamo rispondere ci infastidisce.

Personalmente io mi sento molto peggio quando cambio cellulare ogni due anni senza averne bisogno o quando mi lavo i denti lasciando scrosciare l’acqua per cinque minuti l’acqua; perchè niente mi toglie dalla testa che IL PROBLEMA ho contribuito a crearlo anch’io e che litigando con le teste di cazzo su Fb o indignandomi per il bambino morto non lo risolverò di certo. E soprattutto davanti a una tragedia di tale portata potremmo almeno metterci un attimo da parte, perchè se l’eminente editorialista del quotidiano o la casalinga di Voghera oggi davanti al bambino morto sta male, a me non me ne frega proprio niente.

Dove sono?

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