FIDEAL Marcela Pavia Leonilde Carabba

25 ottobre 2014 § Lascia un commento

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novembre69 ed io

24 ottobre 2014 § 2 commenti

Questo è il resoconto di un serissimo esperimento sociologico tenutosi nel settembre di quest’anno in quel di Sfigatoville, a nord di Val Nebbiosa ad opera di una residente del luogo e una napoletana esportazione.

 

SFIGATOVILLE, SETTEMBRE 2014

 

Chiunque sia madre mi capirà. Ti svegli una mattina e scopri che tua figlia non è più la bimba che aspettava emozionata “ il Topino dei Denti”, al suo posto c’è una ragazzina che ha una voglia matta di bruciare le tappe, di esplorare, conoscere, sentire, rischiare e tu vai letteralmente fuori di testa. Dimenticandoti dei tuoi quindici anni vorresti solo proteggerla e cerchi di guidarla, indirizzarla, consigliarla, in poche parole la marchi stretta per evitare che si cacci nei guai. Così mentre scattano gli interrogatori, gli appostamenti e i divieti, lei comincia a tirar su un muro e quando, un bel giorno trovi la porta della sua camera chiusa a chiave realizzi che forse stai sbagliando tutto e che per andare avanti devi fare un passo indietro. Mentre ti curi la gastrite pensi che sai poco del suo mondo e visto che sei passata “dalle stelle alle stalle” nel tempo di un tweet decidi di cambiare strategia e di conoscere un po’ meglio il nemico. Solo allora, tanto per vedere l’effetto che fa, per cominciare apri un account su Twitter. Ti scegli un nick anonimo, un po’ banale e alla bio non ci pensi proprio visto che nemmeno sai bene cos’è. Sperando di passare inosservata ti metti a curiosare un po’ in giro; leggi notizie, commenti e mentre osservi il mondo dei “ sempre connessi”, così lontano dal tuo, ricambi qualche follower giusto per familiarizzare col nuovo giochino. E stato allora che tra stelline e tramonti, confessioni, selfie e frasi tipo” bacio Perugina” ho iniziato a seguire @Mentecritica e quando mi sono imbattuta in una mamma disperata ho pensato di mandarle il mio personalissimo regalo. Così è nato il mio primo pezzo sul Blog. Confesso che quando l’ho incartato pensavo che sarebbe finito nel cestino e che nessuno l’avrebbe letto. Invece così non è stato e, visto che la cosa mi ha un po’ preso la mano, ho spedito (non senza sforzo visto che sono informaticamente impedita) altri raccontini tristi che inspiegabilmente qualcuno pare aver apprezzato. Ma mai avrei pensato che questo intervento a gamba tesa nel mondo dei social mi avrebbe regalato il mio primo “appuntamento al buio”. Sì, “ Niente nella vita accade per caso” ne sono sempre più convita! Così da mamma apprensiva (non si parla con chi non si conosce) mi sono trasformata in mamma fuori di testa e modestamente così facendo credo di aver guadagnato ai suoi occhi, di mia figlia intendo, se non qualche punto, almeno il beneficio del dubbio.

Il messaggio comparso in DM era stato scioccante: una persona mai vista passava da queste parti e mi proponeva un incontro. Ora visto che è praticamente impossibile passare da Sfigatoville per caso, ho dovuto accettare l’idea che avesse voglia di conoscermi: il perché rimane un mistero degno di Vojager. Che fare? Di scavar buche ero un po’ stanca, forse per via della spiacevole sensazione della sabbia dentro le orecchie, che diciamocelo, fa tanto “ seppellimento prematuro”, così ho deciso di affidarmi all’istinto e d’impulso ho accettato l’invito. In cuor mio speravo che mi avrebbe dato buca. Sarebbe stato tutto più facile, niente domande, niente sguardi, niente giudizi … niente. Ma mi sbagliavo, la sua voce al telefono è stata una rivelazione. Me l’ero immaginata solare, ironica, leggera, insomma tutto quello che io non sono; lo spiccato accento napoletano (che dai tweet chissà perché non avevo intuito) l’aveva finalmente liberata dall’incantesimo della rete portandola nel mio mondo, trasformandola da utente a persona vera. Che fare? Meglio non pensarci; meglio immergermi nei colori e nei profumi del mio lavoro, fare come ho sempre fatto: andar via a testa bassa aspettando che passi. Farò in fretta, pensavo, staccherò un po’ prima, giusto il tempo necessario per dare la notizia in famiglia. Ma visto che il diavolo fa le pentole e non i coperchi, per una malefica congiunzione astrale ho dovuto affrontare nell’ordine: un blackout informatico, un guasto strumentale e raccogliere i frutti di una non bene identificata epidemia della quale pietosamente vi risparmierò i dettagli. Come spesso succede per quanto pianifichi e mi affanni non mi riesce che di trasformarmi nel solito “ coniglio bianco”: ero in ritardo, in ritardissimo… Mi ero studiata un bel discorsetto, ma non c’era tempo per preparare il terreno, non mi restava che aprire la porta di casa e sganciare la bomba: “Stasera si va a cena con una tipa di Napoli che ho conosciuto su Twitter. Preparatevi”. Ora per rendere l’idea di ciò che accadde dopo servirebbe un selfie che per ovvi motivi di privacy sono ben lieta di omettere. Vi basti sapere che le reazioni andarono dallo stupore all’ilarità al compatimento, ma la frase pronunciata dal mio piccolo riassunse in modo lapidario il pensiero di tutti: “ la mamma è impazzita”. Mentre raggiungevamo il luogo dell’appuntamento ero quanto meno confusa, ma curiosa e stranamente euforica: finalmente anch’io avevo fatto una cazzata! Dopo un primo momento d’imbarazzo quella che ne seguì fu una serata surreale ma bellissima. L’istinto non mi aveva tradito, la mia ospite era una persona splendida ed io avrei voluto raccontarle tante cose come si fa con un’amica che non si vede da un po’. Così diverse e con così tanto in comune, lei ed io: con la voglia di scoprirsi e stupirsi, così, semplicemente, senza troppe parole, certe di intendersi, sicure di capirsi. Senza nessun imbarazzo, senza sforzo, con rispetto e un’autentica profonda sintonia. Il tempo è volato, è anche se non è stato esattamente l’incontro al buio che almeno una volta nella vita tutti abbiamo sognato, posso dire che “ si, ne è valsa davvero la pena”. “ Che simpatici mamma, davvero li andiamo a trovare?” “Vedremo tesoro, sono contenta che ti sia divertita. Ma mi raccomando, tu non parlare con gli sconosciuti :)”.

 

NOVEMBRE69

 

 

Le relazioni pericolose

 

 

“Una valle è una valle, è una valle… ” certo, ma la provinciale rigorosamente in salita nel caldo innaturale di settembre sembrava non finire mai. Sfigatoville era proprio in cima alla suddetta valle, salendo sulla sinistra adagiata, per quanto riguarda il paesino nuovo tra l’onnipresente fiume e le pendici del monte, mentre il pezzo forte, il complesso ospedaliero, il sanatorio e uno splendido albergo abbandonato erano aggrappati disperatamente al monte a sovrastare granitici gli sbadati passanti. L’avventura era partita per caso: un incontro su twitter come tanti altri, la scoperta di un’affinità nella diversità più totale, lo sforzo sovrumano del rispetto di una privacy ferrea e alla fine l’inevitabile dichiarazione, no, non d’amore, ma di amicizia e la perversa proposta di incontrarsi in occasione di una vacanza. Capiamoci, quello che ho riassunto in due righe è avvenuto in mesi di corteggiamento, allontanamenti e un costante riavvicinarsi costruendo ogni giorno, parola dopo parola quello che ancora oggi non sappiamo se potrà essere un’amicizia o un incontro, seppur piacevole ma fugace e unico. Io mediterranea, carnale, eccessivamente inopportuna e prolissamente letteraria, lei donna di scienza, volitiva, inarrestabile, profondamente umana ci siamo date appuntamento in un alberghetto di Sfigatoville per una cena. Ma torniamo alla valle. La valle è furba, almeno questa lo era, orientata in modo da ricevere il sole per tutto il giorno; l’ho visto sorgere da destra, ed illuminare le cime sopra il paese e tramontare di fronte per consentirmi un’abbronzatura pomeridiana fuori al balcone. La valle è un’occasione che ti da la montagna per abituarti all’idea; il lento salire tra i tornanti ti svela il rigore e la bellezza che a noi gente di mare regala emozioni indescrivibili. La valle è precisa: da una parte si entra e da un altra si esce, anche se a me fa pensare a un’oloturia, dove gli orifizi sono intercambiabili. Dal balcone dell’albergo potevi sapere: che ora era, se c’era traffico sulla provinciale, com’era finita la partita Sfigatoville-PratodiSotto, gli orari del centro commerciale, una serie di bestemmie in dialetto incomprensibile del distinto signore che scaricava la legna per l’inverno. Chiaramente durante il tragitto c’era stato l’inevitabile litigio tra me e il cavernicolo che mi accompagna, da dieci anni ormai, sulle strategie da adottare per rendersi almeno presentabile a degli estranei: parla italiano, non dare per scontato come fai sempre che sappiano chi sei o cosa fai, la curiosità, senza eccedere nello stalking, è preferibile all’assertività soprattutto su cose di cui ignori totalmente il significato. Anche se non sai cos’è cerca di assaggiare il cibo che ti metteranno davanti senza darti alla fisiognomica spinta e al commento tranchant. O altrimenti taci; meglio orso che cafone. Non ci siamo parlati più per tre giorni. Questa cosa devo dirla a costo di sembrare provinciale: i nordici nei confronti dei meridionali sono prevenuti. Tutti. Lombardi, valligiani, montanari, austroungarici, svizzeri o sudtirolesi che siano. Sospettano, forse a ragion veduta, che li vogliamo fottere o prendere per il culo. Spesso ti si rivolgono direttamente in tedesco e solo allo sguardo sconcertato di pesce pigliato con la botta che esibivamo, passavano all’italiano, precario, di Alex Swarz per capirci. Ma poi quando si accertavano che eri una persona civile, non gli distruggevi l’albergo, non scappavi senza pagare il carburante, la tua carta di credito funzionava, usavi religiosamente e solo all’aperto il posacenere da borsa che ci portiamo appresso, si dimostravano, tutti senza eccezione, persone simpatiche e comunicative oltre ogni aspettativa. Anzi non essendo evidentemente abituati a gente che desidera interagire erano felici di scambiare due chiacchere.

Fermi al tavolino del bar guardavamo passare le auto con la convinzione che i nostri ospiti sarebbero passati dando una sbirciatina e avrebbero tirato diritto; invece ci sono venuti incontro sorridendo e l’ansia si è sciolta in un attimo. Pizzoccheri e champagne; la serata era di quelle che nonostante la stanchezza non vogliono mai finire, la voglia di capire e di conoscersi ha avuto la meglio su tutto, la promessa di rincontrarsi aleggiava ed io la custodisco come un dono prezioso. Ogni giorno su twitter lei ed io scopriamo una nuova timidezza nel parlarci dettata dal timore di sbagliare nel dire troppo o nel tacere quando una parola potrebbe aiutare. Guardo il mare irrequieto e vedo le barche uscire all’alba per la pesca; la valle non mi manca tanto ma sapere che sta lì mi da il conforto di un’amica che aspetta pazientemente perché sa che ormai le hai lasciato un pezzetto del tuo cuore. Ciao Foglia

 

 

 

MIRYAM PACIFICO                                      20140913_174040

Napoli

24 ottobre 2014 § Lascia un commento

NICK MASON

 

Nicola Masuottolo URBS SANGUINIUM 2011 Olio su Tela

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