Outing

11 giugno 2014 § Lascia un commento

                          

 

Nella mia modesta carriera di perturbatrice sui social solo due volte sono incappata in spiacevoli problemi ed in entrambe c’era di mezzo l’omosessualità. Tanto per intenderci qua nessuno è omofobo, ma come ebbe a dirmi la mia amica cosmopolita, a Napoli abbiamo una grave carenza di cultura omosessuale. Storicamente veniamo da una tradizione antichissima di integrazione delle identità di genere, senza scomodare la tragedia greca e la nascita del mito, la tolleranza e la molteplicità dei romani, la persistenza dei riti pagani nel sincretismo delle feste paleocristiane e poi cattoliche, l’omosessuale ma soprattutto il transgender, o meglio il femminiello ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella cultura, nelle feste e nel cuore dei napoletani. Tanti scrittori ne hanno parlato in maniera egregia, penso a Malaparte, Ruccello, al teatro di Enzo Moscato, e l’ultimo esempio è La Mammana di Antonella Ossorio Einuadi editore http://www.einaudi.it/libri/libro/antonella-ossorio/la-mammana/978880621773, descrivendo la sofferenza e la gioia di una città che con affettuosa ruvidezza ha integrato i propri figli e anche i tanti stranieri che popolano i suoi vicoli di umanità. Quello in cui scarseggiamo ancora, dicevo, è la cultura e con ciò intendo tutto quello che si suole definire etica o se preferite netiquette correlato all’universo lgbt. Perché al sud arriviamo sempre in ritardo e pur ricordando con emozione lo splendido gaypride di qualche anno fa quando una città intera si fermò e scese in strada a festeggiare una sfilata bellissima ricca di gioia e di musica, non c’è niente da fare, qua i froci sono e rimangono froci. Avete voglia di spiegarci che in alcuni settori è ormai affermata la famigerata lobby gay, che ci sono bambini che vivono felicemente con due mamme o due papà, che si deve scrivere sui moduli genitore1 e genitore2: per noi l’omosessuale è sempre il cugino Gaetano ’o ricchione che bazzicava all’oratorio, la ormai vecchia Annarella ’a masculona che da piccole la mamma non ci mandava a giocare perché è meglio di no, Robertino l’avvocato che con tanto di moglie e figli ha consumato una vita al bar del circolo dei cannottieri, Veronica ‘a bambola che faceva girare la testa a tutto il quartiere. Voi direte e che c’entra con i tuoi problemi sui social?

C’entra e mo mi spiego: noi siamo un po scorretti si è capito, però mai omofobi e fondamentalmente di buon cuore. Prima o poi impareremo o forse no, del resto l’anarchia e la confusione napoletana è quello che ci rende unici al mondo, ma quando interagisci con degli sconosciuti, nello specifico su Twitter, e fai una battuta sicuramente bizzarra ipotizzando che il suo cane nella foto vestito come un pagliaccio, cosa già di per se mortificante per la suddetta bestia, ha l’aspetto vagamente come dire eccentrico, fru fru è il termine che usai, e vieni ricoperta da una valanga di insulti, tacciata di omofobia e superficialità e immediatamente bloccata ti poni il problema che forse il padrone del cagnolino di dichiarata civilissima origine nordica qualche problema ce l’abbia lui. Perché hanno voglia di retwettare di gaypride e famiglie arcobaleno, di firmare per i diritti delle coppie lgtb, si indignarsi per i pestaggi e i suicidi, ma se vagamente si sentono sfiorati all’idea che davanti al pubblico delle proprie follower si stia larvatamente insinuando, seppur con una battuta ironica, che non lui ma il proprio cane, possa aver minimamente qualcosa a che fare con l’omosessualità, ecco che all’improvviso viene fuori il maschilista, il reazionario, l’omofobo. E qui la trovo conferma di quello che ho sempre pensato: che qualcuno possa essere infastidito nel vedere due ragazze che si scambiano tenerezze in pubblico io lo capisco; la sensibilità delle persone è, mo ci vuole, un fatto culturale. Bisogna essere educati alla molteplicità e se non si comincia dalla scuola ad abituare i bambini al rispetto di tutte le sfumature non avremo mai degli adulti maturi. Ma l’omofobo è quello che si indigna perché prova terrore nel pensare se stesso “diverso” da quello che gli hanno insegnato sia “normale”. Perdonatemi i termini orrendi ma purtroppo in Italia l’educazione sessuale laddove si è insegnata era fatta così. E allora cari froci e lesbiche, dateci un po di tempo ancora, sopportate ancora un po la nostra ignoranza, insegnateci a non aver paura di provare desideri che scombussolano e soprattutto venite al sud a godervi la nostra ruvidezza; fatelo per tutti noi e anche per Gaetano, Annarella e Robertino

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