17 gennaio 2014 § Lascia un commento

                                                               De Antiproibizionismo

 

Si sa, in Italia basta far passare quarantott’ore e i polveroni mediatici sollevati ad arte si dissolvono; e così un tweet sbadato di un ignaro leghista è diventato per tre giorni oggetto di discussioni infinite che hanno lacerato maggioranze e opposizioni, laici e credenti, bigotti e liberisti, cannaioli e appunto proibizionisti. Nel furore mediatico si sono potute salvare serissime statistiche sul fallimento del proibizionismo, sull’evidente vantaggio economico e sociale della liberizzazione delle droghe leggere con conseguenti ricadute sul PIL, un concreto aiuto nella soluzione al problema del sovraffollamento delle carceri, nello snellimento dei processi e quindi un alleggerimento dei tempi antelucani della giustizia, nel contrasto alle organizzazioni malavitose che proliferano con l’importazione e lo spaccio di stupefacenti sul territorio. Ma a quanto pare la ragione non basta e tutta la discussione non è stata altro che un ignobile pretesto per ricattare gli avversari politici. E allora mi sono chiesta: ma perchè una scelta che porterebbe così evidenti vantaggi non trova una seria discussione nelle sedi appropriate, cioè non nel circo mediatico ma in parlamento, è possibile che chi contrasta la proposta di legalizzazione lo faccia solo per motivi etici, è normale che quattro bigotti ignoranti possano limitare la crescita e lo sviluppo o almeno la normalizzazione di un paese civile? Nel nostro paese c’è la sana abitudine di coalizzarsi per intraprendere battaglie non in nome di un ideale ma sempre contro qualcuno o qualcosa: contro la droga, la mafia, la pedofilia, il femminicidio, l’inquinamento, i terroni, la juventus… Ciò presuppone che a queste campagne di protesta di volta in volta non partecipino tossici, mafiosi, pedofili, maschi violenti ecc. Ora i consumatori di stupefacenti non appartengono ad una categoria ben definita ma sono piuttosto trasversali e per ovvi motivi non ne dichiarano apertamente l’appartenenza ma, almeno alcuni di loro, tendono a nascondersi piuttosto che coalizzarsi per reclamare la propria libertà di acquisto e consumo. Ma mentre ci sembra impensabile, ad esempio, che un gay o una lesbica che per motivi personali ancora non abbia deciso di fare outing possa discriminare nell’ambiente di lavoro una persona per il proprio orientamento sessuale, assistiamo a manifestazioni di ipocrisia quando si discute di droghe leggere.

Certo nel novero ritroviamo il ragazzino di V ginnasio che fuma nel bagno della scuola, l’universitario fuori sede che condivide il posto letto in camere asfissiate, il professionista che tornato a casa si concede una canna per rilassarsi, l’ex figlio dei fiori sessantenne che fuma e quasi sempre coltiva autonomamente la sua piantina d’ erba, l’autista alienato dell’autobus che ci trasporta la mattina al lavoro ma non tutti, ognuno per i propri motivi o le proprie convenienze, manifesterebbero a favore della legalizzazione e soprattutto non li vedremo mai in piazza tutti insieme mentre ci si aspetterebbe da una così ampia platea di fruitori una voce di sostegno forte e consapevole. Quando poi si discute di legalizzare e regolamentare la prostituzione ci si scontra contro un muro di omertà pur sapendo che le stesse prostitute sarebbero largamente favorevoli ad organizzarsi in una categoria ben definita e soprattutto tutelata, l’opposizione arriva proprio dalla maggior parte dei fruitori, maschi adulti ed economicamente autonomi che preferiscono continuare a sfruttare le donne preservando l’anonimato; o la piaga dell’alcolismo che dati alla mano provoca molti più danni immediati e prolungati nel tempo della cannabis ma viene ancora considerato alla stregua di una virile abitudine socializzante; o il gioco d’azzardo, più o meno legale che rovina intere famiglie nell’indifferenza o peggio nella compiacenza di uno stato e dei pochi che se ne arricchiscono; o la lobby dei produttori di armi che sta prendendo piede anche da noi con il nemmeno tanto larvato intento, nemmeno fossimo nel Mid West, di far prevalere la tesi che sia normale farsi giustizia da soli. A questo proposito allora mi ritorna in mente il bellissimo rap di Frankie HI-NRG ” Quelli che ben pensano” che fotografa perfettamente la situazione a cui assistiamo oggi in Italia. Se oggi ci tocca rimettere in discussione i diritti conquistati a prezzo di lotte durissime nel corso della nostra storia democratica è anche perchè sfiduciati dalla politica non abbiamo più la forza di unire le nostre voci; se non riusciamo a reclamare provvedimenti volti al progresso e alla giustizia sociale è perchè in fondo in fondo ci fa più comodo schierarci tra i benpensanti senza correre il rischio di essere schedati sperando che la mala sorte di essere beccati con dieci grammi di fumo o a rimorchiare una prostituta capiti a qualcun’ altro pronti immediatamente a commentare: chi l’avrebbe mai detto, sembrava una brava persona, salutava sempre… 

paesologia umana

12 gennaio 2014 § 4 commenti

Paesologia umana

 

 

 

Appena entro noto con soddisfazione che sono l’unica donna nel locale; penso che ciò mi garantirà un bagno immacolato. Per il resto la decina di tavoli sono tutti più o meno occupati da gente impegnata a mangiare di gusto. La trattoria è di quelle per camionisti ma di camion fuori nemmeno l’ombra dato che il parcheggio che pure accoglie una ventina d’auto è troppo angusto per le manovre dei bestioni della strada; di recente però deve essere stata rimodernata perchè sfoggia una freschezza e un design decisamente gradevole, quel tanto minimal che non guasta e una parete intera di lavagna su cui spiccano a gessetti colorati i piatti del giorno e incomprensibimente una citazione di Gandhi. Due menù ad un prezzo fisso ridicolosamente basso in cambio di un cibo sano ben cucinato e il servizio essenziale e rapido fanno di questo un posto ideale per gente che fatica. No non scrivo per Trip Advisor tranquilli. Dato che non sono sola, è chiaro che diavolo ci farei in una trattoria ad Avellino in un mercoledi di Gennaio, ma con il mio compagno, che come è consuetudine nelle coppie rodate basta un sguardo ogni tanto, un commento, un gesto d’intesa per farsi buona compagnia, allora sbircio in giro tra i tavoli un mondo maschile come maschio è il proprietario che serve anche in tavola. Gli operai già hanno pranzato, li abbiamo incontrato fuori che fumavano prima di risalire sul furgone: in sala ora ci sono un paio di rappresentanti che tirato fuori il pc stanno programmando il giro pomeridiano; fateci caso i rappresentanti di solito lavorano da soli ma quando sono in coppia non si può sbagliare: il titolare, quello un po più anziano, sbracato in maniche di camicia pranza e chiacchiera animatamente mentre il giovane impeccabilmente imbarazzato smanetta ansioso tra smartphon e pc.

A fianco tre amici sembrano concentrarsi sui piatti ma poi tra un bicchiere e l’altro si intuisce che sono degli imprenditori, piccole aziende, qualche laboratorio, e si raccontano di tasse e dipendenti che non se ne può più e mi sembra di capire che parlino di un certo Giovanni che quando 6 mesi fa ha mollato tutto e se n’è andato a Capo Verde ha fatto na cosa grande ma poi arriva il secondo e si rimettono a mangiare. Di fronte a noi due ragazzi si sono appena seduti; sono quasi coetanei ma chiaramente in giacca e cravatta l’ingegnere sembra più adulto del tecnico che si toglie con difficoltà il giaccone con il logo della ditta. Ricordo di aver visto qualche chilometro prima un cantiere autostradale e l’accento lombardo mi incuriosisce: li sento chiedersi come sarebbe restare fuori casa per lavoro per 8 mesi e poi guardo le mani dell’ingegnere. Magre bianche e decisamente pelose, porta la fede e io immagino una villetta in Brianza col cortile lastricato in porfido e un cane nervoso ed elegante che spunta dalla cuccia sotto il patio quando si apre il cancello che lascia entrare un piccolo suv con lei decisamente bionda al volante. Sul seggiolino posteriore di bionda c’è ne un altra infagottata nel suo giaccone piccino a abbracciata alla sua Peppa Pig Lei non chiama quasi mai a meno che non si guasti il riscaldamento o il telecomando del garage non faccia i capricci. Lui la contatta la sera sempre se non si fa troppo tardi ed allora è inutike accedere su Skipe, lo sai che a quest’ora la piccola è già a letto, ma diamine sono solo le 19.30 sono tornato adesso dal cantiere nemmeno la doccia. L’altro sembra pensare ” col cazzo otto mesi” chissà se il mio vecchio ci campa ancora otto mesi con tutto quello che ci costa quella stronza di moldava, schiattato in quel fetentissimo deserto a posare tubi e cavi e guaine e poi alla Monica chi glielo dice che già vaneggia di tappezzerie e bomboniere. Il padrone ci tenta con una fetta di dolce ma tre giorni dopo la befana la pastiera è una causa persa. Mentre risaliamo in auto sento qualcuno commentare “…coppia clandestina? Ma no, non lo vedi che quasi non si parlavano più, povera crista lei sai che noia….”.

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