7 dicembre 2013 § Lascia un commento

Una sera come tante

 

 

 

Comunque io stanotte dormo sul divano”,

conclude il mio compagno tirandosi dietro una coperta dal letto matrimoniale nel quale mi sono rifugiata dopo un algida discussione fatta di ringhi e mugugni. La giornata era stata decisamente terribile fin dal mattino. Stellina. il cane guardiano del museo, aveva cominciato un inaspettato travaglio la sera prima partorendo a fatica un cucciolo morto; stamattina l’avevano scovata semisepolta in un aiuola già in agonia. Il tempo di organizzarsi con un trasportino e trovare un veterinario in zona che potesse prendersene cura, ma era già tardi. La piccola è morta durante il cesareo lasciando solo due cuccioletti vivi dei sette che aveva concepito; straziati, e non è una banalità credetemi, i colleghi si tassano per pagare le spese e noi ci incarichiamo di affidare i piccoli rimasti ad una coppia di amici carissimi che provano a farli attaccare, con discreto successo, ad una loro cagnetta che ha partorito due mesi fa nutrendoli con una siringa e sperando che l’accudimento della “zia” basti a farli sopravvivere. Poi ci incarichiamo di seppellire Stellina e finalmente torniamo a casa. Lui occupa il divano, accende la tv e si mette al pc mentre io impiego un paio d’ore tra cucinare, rientrare il bucato, spicciare i gatti e tranquillizzare telefonicamente mia madre che mi regala la solita valanga di chiacchiere e ansia giornaliera. Finalmente pronta la cena mi siedo anch’io sul divano e tra una parola e l’altra, per un motivo banale, mi scappa di puntualizzare una frase di una vecchia discussione e mi sento rispondere che almeno per stasera potrei evitare di rompere il cazzo e lasciarlo in pace. Mi alzo con mio tristissimo piatto di risotto ed emigro in cucina vicino al termosifone, accendo la radio e ceno seduta sulle scale avvolta nel plaid fermamente risoluta a dargli una lezione. Immediamente lui viene in cucina e con patetica ostentazione molla la cena sul tavolo e se ne torna di la. Una inspiegabile calma mi pervade mentre, dopo aver fumato l’ultima sigaretta, raccolti il cellulare e l’ebook e datagli la buonanotte, mi chiudo in camera e mi accuccio sotto il piumone. Dopo un ora lo sento smadonnare, si alza ed entra nella stanza a prendere i vestiti e le scarpe; richiude la porta ed incomincia a vestirsi. La calma mi abbandona e capisco che è il momento di agire in fretta: praticamente mezza nuda esco dal letto e cerco di intavolare una discussione, bastano poche parole, è solo il gesto che conta, ma servono a smorzare la tensione, mentre lui ribadisce che non intendeva offendermi, anzi che io avevo capito male, che come al solito non riesco mai a stare zitta e che rovino sempre tutto. Non è il momento di chiarire, so che domani ci sarà tempo, abbozzo un “sti cazzi “ e torno a letto mentre lui si trattiene sul divano a rimuginare su un film western. Dopo un po mi addormento ma durante la notte lo abbraccio forte e mi piazzo nel vuoto del suo corpo mentre lui che sicuramente sta dormendo mi accoglie. Per svariati malanni nei quali sono incappata in questo periodo devo rimandare una tenera riconciliazione… Stamattina quando si sveglia viene di la in cucina e trangugiando il caffè mi chiede se mi è passata: “insomma” gli faccio tagliando corto ma lui mi incalza e mi dice che stanotte ha avuto paura, che stava per andare via per una stronzata, che sarebbe stato imperdonabile rovinare un rapporto perfetto, una storia bellissima che potrebbe durare per sempre per il carattere di merda che “ci” ritroviamo. Faccio finta di niente e mi chiudo in bagno ma resto sconcertata: come dichiarazione d’amore non è niente male anche se so che oggi mi toccherà preparargli il suo pranzo preferito. Eppure capisco che questi dieci anni sono serviti a qualcosa: tempo addietro avremmo urlato sbattendo le porte, sarebbe andato via, o sarei andata via io, lasciando l’altro in un angoscia indicibile per poi ritornare dopo qualche ora con la macchina ammaccata, lui, o una notevole sbronza, questa sono io. Sicuramente non è un rapporto perfetto, e sinceramente non so se durerà per sempre ma tutti i giorni sente che è ancora una storia bellissima almeno finchè riusciremo a cogliere il momento giusto ma andare e per tornare anche se il tristissimo risotto, almeno ieri sera, ce lo siamo trangugiati a forza.

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