Regalo di Natale

17 dicembre 2013 § Lascia un commento

Regalo di Natale

 

 

 

 

Sarà anche perchè è Natale ma ormai su tutti i social network arrivano solo richieste di gente che vuole rifilarti qualcosa: il proprio libro, il suo ultimo cd, l’ ebook appena autopubblicato, una marea di bijoux, cappelli di lana cotta, addobbi natalizii in materiale riciclato, cibi, idraulici elettricisti e servizi vari, passaggi in macchina, fidanzati, canilli sperduti, sensi di colpa, alibi e moventi. Fatta salva la sanissima creatività che ammiro moltissimo e che auspico come terapia personale e il riciclo che ci potrebbe salvare dall’accumulo imperversante, esclusa la solidarietà di cui tutti, animali e sopavvissuti, abbiamo o potremmo aver bisogno provo un profonda tristezza rispetto a tutto ciò. Mentre negli anni passati imperversavano proposte esotiche per le spese natalizie, commerci equosoldali, cartoline dipinte dai bimbi ciechi del Burundi, cioccolate boliviane, tessuti tamil, lane di pecore andine adesso non ci provano nemmeno più: la vera alternativa è comprare struffoli dalla casalinga di Giugliano col marito a cassa integrazione. Se proprio devi o te lo puoi permettere sarebbe pure giusto, ma mi chiedo: non è che è sbagliato proprio il concetto del regalo?

E vero, io il Natale non lo festeggio ma non basterebbe per dimostrare affetto o gratitudine preparare un dolce, invitare un amico a cena, donare il proprio tempo a chi ami, scrivere una lettera, fare una telefonata? Dobbiamo per forza scervellarci, comprare qualcosa, dimostrare originalità e soprattutto piazzarla sul web? Diciamoci la verità, tiriamo a sorte le bollette da pagare, le tasse e le multe non ci toccano nemmeno più, il bollo auto è un vago ricordo, 3 italiani su 10 non pagano l’RC auto, l’abbiamo le case ipotecate, comiciamo a venderci auto, terrazzi e garage usciamo a piedi finchè è possibile e i nostri figli dopo l’orgia salutistica del decennio scorso cresceranno con i denti storti. E non dite beati voi che avete qualcosa da vendere, perchè si capisce che la voragine della crisi non tocca chi non ha mai avuto niente e tira a campare, a questi cosa gli cambia, ma chi si è illuso che il tenore di vita che ci hanno imposto sarebbe durato per sempre, e quindi tutti giù a procreare, stipulare mutui, sottoscrivere contratti, abbonamenti, pay tv, rate per auto, trattamenti estetici e vacanze. Intanto si continuano a produrre beni e servizi superflui e chi può si arrangia tirando fuori i merletti della nonna. E mo a chi li vendiamo tutti sti parti di menti creative? Continuiamo a proporci tra noi la solita paccottiglia della disperazione che ormai somiglia sempre più ai mercati dell’usato dei Rom.

E poi ci sono le strenne morali; sms solidali, adozioni a distanza, collette aziendali, iscrizioni a movimenti e partiti, devoluzioni etiche, battaglie -iste a più non posso. Che ti costa in fondo solidarizzare col magistrato, la giornalista, il carcerato, il prete di frontiera o la foca artica? Nessuno può dirsi esente, laici e fideisti, tifosi e partigiani, ti viene chiesto di donare partecipare cliccare su qualsiasi cosa. Non so a voi, ma a me non mi risollevano il morale per niente: la mia coscienza non ne esce più pulita. Quasiasi festività vi prepariate a trascorrere riflettete solo un momento: nulla di ciò che possedete o potete procurarvi potrà mai cambiare la vita a qualcuno, forse possiamo donare solo ciò che siamo. O quel che ne rimane. Buone feste. 

7 dicembre 2013 § Lascia un commento

Una sera come tante

 

 

 

Comunque io stanotte dormo sul divano”,

conclude il mio compagno tirandosi dietro una coperta dal letto matrimoniale nel quale mi sono rifugiata dopo un algida discussione fatta di ringhi e mugugni. La giornata era stata decisamente terribile fin dal mattino. Stellina. il cane guardiano del museo, aveva cominciato un inaspettato travaglio la sera prima partorendo a fatica un cucciolo morto; stamattina l’avevano scovata semisepolta in un aiuola già in agonia. Il tempo di organizzarsi con un trasportino e trovare un veterinario in zona che potesse prendersene cura, ma era già tardi. La piccola è morta durante il cesareo lasciando solo due cuccioletti vivi dei sette che aveva concepito; straziati, e non è una banalità credetemi, i colleghi si tassano per pagare le spese e noi ci incarichiamo di affidare i piccoli rimasti ad una coppia di amici carissimi che provano a farli attaccare, con discreto successo, ad una loro cagnetta che ha partorito due mesi fa nutrendoli con una siringa e sperando che l’accudimento della “zia” basti a farli sopravvivere. Poi ci incarichiamo di seppellire Stellina e finalmente torniamo a casa. Lui occupa il divano, accende la tv e si mette al pc mentre io impiego un paio d’ore tra cucinare, rientrare il bucato, spicciare i gatti e tranquillizzare telefonicamente mia madre che mi regala la solita valanga di chiacchiere e ansia giornaliera. Finalmente pronta la cena mi siedo anch’io sul divano e tra una parola e l’altra, per un motivo banale, mi scappa di puntualizzare una frase di una vecchia discussione e mi sento rispondere che almeno per stasera potrei evitare di rompere il cazzo e lasciarlo in pace. Mi alzo con mio tristissimo piatto di risotto ed emigro in cucina vicino al termosifone, accendo la radio e ceno seduta sulle scale avvolta nel plaid fermamente risoluta a dargli una lezione. Immediamente lui viene in cucina e con patetica ostentazione molla la cena sul tavolo e se ne torna di la. Una inspiegabile calma mi pervade mentre, dopo aver fumato l’ultima sigaretta, raccolti il cellulare e l’ebook e datagli la buonanotte, mi chiudo in camera e mi accuccio sotto il piumone. Dopo un ora lo sento smadonnare, si alza ed entra nella stanza a prendere i vestiti e le scarpe; richiude la porta ed incomincia a vestirsi. La calma mi abbandona e capisco che è il momento di agire in fretta: praticamente mezza nuda esco dal letto e cerco di intavolare una discussione, bastano poche parole, è solo il gesto che conta, ma servono a smorzare la tensione, mentre lui ribadisce che non intendeva offendermi, anzi che io avevo capito male, che come al solito non riesco mai a stare zitta e che rovino sempre tutto. Non è il momento di chiarire, so che domani ci sarà tempo, abbozzo un “sti cazzi “ e torno a letto mentre lui si trattiene sul divano a rimuginare su un film western. Dopo un po mi addormento ma durante la notte lo abbraccio forte e mi piazzo nel vuoto del suo corpo mentre lui che sicuramente sta dormendo mi accoglie. Per svariati malanni nei quali sono incappata in questo periodo devo rimandare una tenera riconciliazione… Stamattina quando si sveglia viene di la in cucina e trangugiando il caffè mi chiede se mi è passata: “insomma” gli faccio tagliando corto ma lui mi incalza e mi dice che stanotte ha avuto paura, che stava per andare via per una stronzata, che sarebbe stato imperdonabile rovinare un rapporto perfetto, una storia bellissima che potrebbe durare per sempre per il carattere di merda che “ci” ritroviamo. Faccio finta di niente e mi chiudo in bagno ma resto sconcertata: come dichiarazione d’amore non è niente male anche se so che oggi mi toccherà preparargli il suo pranzo preferito. Eppure capisco che questi dieci anni sono serviti a qualcosa: tempo addietro avremmo urlato sbattendo le porte, sarebbe andato via, o sarei andata via io, lasciando l’altro in un angoscia indicibile per poi ritornare dopo qualche ora con la macchina ammaccata, lui, o una notevole sbronza, questa sono io. Sicuramente non è un rapporto perfetto, e sinceramente non so se durerà per sempre ma tutti i giorni sente che è ancora una storia bellissima almeno finchè riusciremo a cogliere il momento giusto ma andare e per tornare anche se il tristissimo risotto, almeno ieri sera, ce lo siamo trangugiati a forza.

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