25 novembre 2013 § Lascia un commento

Mio padre, classe 1921, si chiamava Tonino. Sposò mia madre nel ’57 e visse con lei fino alla sua morte nel 2004. Era un medico, di quelli buoni, ed è stato un buon marito e un buon padre. Io li ricordo ancora bambina scambiarsi tenerezze e ridacchiare la notte nella camera affianco; li trovavo al mattino in bagno, lei impegnata sulla tazza alle prese con la sua perenne stitichezza mentre lui si faceva la barba. Mia madre pretendeva  puntualmente  il suo aiuto a piegare le lenzuola stese ad asciugare in inverno sulle sedie del salone. E tutte le sere seduti sulla poltrona recitare insieme il Rosario. Quando a lei scoprirono una massa alle ovaie lui entrò con i suoi colleghi in sala operatoria; non era nulla di grave ma lui si spavento` e perse la vista per tre mesi. Gli rimase una forma di depressione che lo accompagno’ ancora per alcuni anni. Mio padre per tutta la vita non ha mai alzato la voce se non da vecchio quando discuteva di politica con un suo cugino comunista. Mio padre mi ha insegnato la dignità e il rispetto verso se stessi e gli altri, l’autonomia e l’orgoglio di essere una donna. Io sono stata una donna fortunata. E pretendo per tutte le figlie e le sorelle rispetto e solidarietà. Anche nel nome di mio padre.

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