De Rerum Natura

6 novembre 2013 § Lascia un commento

Premesso che non posso insegnare niente a nessuno e che sto solo chiedendo aiuto per capire insieme cosa sta succedendo e cosa si dovrebbe fare,  io mi limito solo a raccogliere fatti e raccontare storie.

Che i tempi siano cambiati e che i ragazzi crescano in fretta ormai lo sappiamo tutti ma scoprire che a 15 anni ci di prostituisca per una dose di coca e quattro spiccioli pur essendo una ” pariolina”, che gli adolescenti gay si lanciano dal balcone, e se non sei gay basta una sgridata, due ceffoni e una play station rotta per volare dal quarto piano, beh mi sconcerta. Che siano diversi, altri, da noi lo sappiamo; ma i problemi che devono affrontare in fondo sono sempre gli stessi, gli stessi che dovemmo affrontare noi adolescenti alla loro età.  Chi di noi non si è  mai sentito uno scherzo della natura? Perchè “Tapparella” di Elio e le Storie Tese ha avuto tanto successo allora? M ve le ricordate voi le scuole medie? Sono le soluzioni geniali che trovano che ci lasciano allibiti. Essere un po originali pare sia una malattia: il divide et impera ha fatto il suo tempo e alla società fa comodo averci tutti uguali per poterci indottrinare e gestire meglio. E questo i ragazzi lo hanno capito da subito. Uniformarsi e confondersi è la loro preoccupazione e se non ti senti proprio così ci sono tanti sistemi: dall’alcool alle canne, dalla depilazione, per i maschi, ai “ritocchini” per le ragazze. Sei fisicamente inadeguato? Energy drink e dooping a che servono allora?. A scuola non ottieni risultati sperati? Si imbroglia, si ritoccano i registri, si distrugge, anche supportati dai genitori,  l’insegnante. La tipa o il tipo che ti piace non si accorge di te? La meni, la ricatti, la ridicolizzi, la esautori dalla comitiva. Gli amici non ti considerano abbastanza? Puoi sputtanarli sui social network. Le serate tutte uguali ti annoiano? Bevi, e bevi ancora, fino a svenire, e poi balli previo pasticchetta indefinibile, tutta la notte e se non c’è il dummie magari ti schianti  sulla statale alle 6 del mattino. Ma nonstante tutti i supporti che si sono inventati questi ragazzi sono ancora fottutamente e disperatamente fragili. E allora in analisi ci andiamo noi.

Sono stata una figlia e una moglie, ora sono una compagna e soprattutto una madre e continuo a chiedermi dove è che sbaglio, dove ho sbagliato e quando lo rifarò.  Ho letto abbastanza Pinocchi coniglietti e topi a mia figlia? Le ho cantato abbastanza De Andre e Gaber per farla addormentare? L’ho trascinata in tutti i musei, teatrini sagre e manifestazioni? Ho cucinato con lei e per lei tutti i cereali, le verdure, i biscotti del mondo?  Abbiamo sopportato quelle domeniche infinite e quelle pasque e quei natali dai nonni?  Le ho risparmiato, nel limite degli imprevisiti che la vita ti regala, traumi dolore e sofferenza? Abbiamo scalato insieme tutti i sentieri, nuotato tutti mari, dissodato gli orti e piantato fiori? Ci siamo accarezzate abbastanza sul divano leggendo linus e piccoli principi? Abbiamo litigato per un uscita, una sigaretta, un top inadeguato, un piercing, un tatuaggio, un amica, un ragazzo? Le ho corretto tutti i congiuntivi gli aoristi e le equazioni? L’ho fatta vivere in un ambiente sicuro, protetto, amorevole, creativo e stimolante? Le ho mostrato il rispetto e la cura per gli anziani, l’attenzione per la diversità, la sensibilità per le sfumature? Ci siamo annoiate abbastanza insieme? Ho capito in tempo, non senza un dolore lacerante, quando era pronta per andar via? Ho accettato che adesso non è più il momento di continuare a fare tutto questo e che quel che è fatto è fatto e che non è più in mio potere cambiare le cose?

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