6 ottobre 2013 § Lascia un commento

Il Mercoledi

 
Sono le 8 del mattino nell’atrio dell’INAIL, simpatico acrostico coniato nel 1933 per un istituto nato per dare assistenza nel caso di infortunio ai lavoratori; umanità assortita langue ancora avvolta da effluvi notturni armata di atavica rassegnazione. Le barriere cadono all’istante,  si sa di essere tutti nella stessa barca, ed allora ci si trova seduti accanto alla commessa da 400 euro al mese che caduta dalla scala mentre riordinava i giubbini sullo scaffale in alto ha la lesione del sacro; di fronte il cuoco obeso che ha tuffato nel calderone della frittura all’italiana l’avanbraccio fino al gomito; occupa due sedie la Donna, come si diceva a Napoli prima che diventasse anche lei la Signora, che a forza di faticare nella stessa famiglia ha cresciuto i tre figli, l’Ingegnere, La Signora, quella vera. badato alla Nonna e a svariati Fuffy e Lilly, e si e guadagnata la sua sacrosanta ernia al disco che si è accomodata sui suoi 128 chili e un incipiente diabete; il ragazzo del carrozziere arrotolato sulla sedia che con una faccia da diluvio universale cerca di raccontare, vergognandosi, di come sia riuscito a sventrarsi un polpaccio strisciando sotto una station-wagon. L’unico che rimane ostentatamente appoggiato al muro è Lo Straniero, dell’est di sicuro, che anche nel giorno di riposo veste la sua solita divisa, maglietta bianca, pantaloncini corti, calzini bianchi di spugna e scarponcini da lavoro, solo un pò più pulita. Loro sono i fortunati, quelli che avendo un Lavoro possono permettersi anche di essere malati, gli altri sono cazzi loro.
“1,2,3,4,5 dal dottore”, sono solo le 9, ora comincia l’attesa vera e propria, e chi può passeggia. Dall’ingresso all’ultima stanza in fondo al terzo corridoio ci vogliono a passo lento ma costante se non ti intralcia l’infermiere o qualche grande invalido 2 minuti e 50 secondi; sciak sciak sciak i sandali finto cuoio marocchino sul linoleum consunto rieccheggiano imperterriti scansando le toppe di colore grigiastro aggiunte nel tempo nei punti topici di usura, due orologi identici segnano da tempo immemore le 8 meno 8, avvisi, centinaia di avvisi anacronistici tappezzano le pareti, è vietato praticamente tutto, è obbligatoria qualsiasi cosa, ovunque attrezzature in disuso antiche, seminuove, futuristiche ma tutte inservibili; fontanelle a spruzzo che evocano pomeriggi d’infanzia quando le palestre avevano ancora le dimensioni di un garage e i neon al soffitto lampeggiavano a intermittenza; le porte tutte uguali sono o regolarmente chiuse o decisamente spalancate a mostrare ambulatori disadorni, tutte tranne la 22 che è socchiusa ed è troppo forte la tentazione di affacciarsi dentro: uno stanzino minuscolo, praticamente un pozzo, perfettamente vuoto, dal soffitto sproporzionato con un odore ingiustificato di legno vecchissimo e polvere. Unica concessione al lusso il bagno uomini rifatto in colori moda, un viola e pervinca, è logico che quello maschile si usuri prima in un posto del genere. Le 10 e 15, una sigaretta all’ora è una buona media; sciak sciak sciak le visite procedono lentissime, in un anfratto quasi a scusarsi della sua presenza una bellissima panchina in ferro smaltato da astanteria anni 50 giace ignorata mentre gli assistiti si avvicendano sulle poltroncine di plastica deformate, sui muri calendari pubblicitari di centri ortopedici evocano santuari di Madonne stracarichi di exvoto, grossi manifesti illustrati con personaggi alla Botero , si vede un marito e un figlio iperrealistici seduti a tavola serviti da cinque donne identiche che si affannano intorno a loro, informano le casalinghe del diritto alla propria pensione. Sciaaak sciaaak sciaaak, il passo si fa più incerto tacco pianta punta, dopo la curva un leggero sbandamento, 10 e 45 senza preavviso tutti gli operatori escono simultaneamente dalle stanze e si rinchiudono in un posto convenuto, avranno pure diritto ad una pausa caffè a metà mattinata, l’extracomunitario impassibile li osserva dall’alto del suo metro e ottanta pianta larga, la Donna si sventola con le radiografie mentre il carrozziere si è addormentato. Dopo 15 minuti riprendono a chiamare ” 6,7,8,9, dal medico” arrivano i rimpiazzi, forse ci siamo, 25 minuti dopo si esce, in media si ottengono 13 giorni di infortunio, per il 15 settembre ci si rivede: l’INAIL una delle poche certezze della vita.
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