6 ottobre 2013 § Lascia un commento

Intermezzo letterario- NAGHIB – parte I

 
 Quella mattina Naghib scese dal pulmann alle 10 in punto. Sebbene fossero già sette anni che viveva in quel posto ancora non riusciva a capacitarsi delle comodità dei trasporti: i morbidi sedili imbottiti, le luci soffuse, quella arietta gelata che in estate permeava tutto il mezzo conciliando un placido torpore. Tutta un altra cosa rispetto a quel viaggio cominciato con la corriera fino in città e poi a piedi nel deserto fino alla baia dove lo attendeva ua nave che lo avrebbe portato in Italia, ma ormai Naghib non ci pensava quasi più se non quando estenuato dall’umidità realizzava che a nulla servivano gli strati di maglie di lana che continuava ad indossare contro un caldo che a conti fatti nel deserto risultava più sopportabile. Spingendo il suo carrello si avviò verso la spiaggia che distava solo un paio di chilometri dal paese badando bene a non intralciare il traffico e a non lasciar cadere nulla dal suo borsone che conteneva tutta la sua merce. La giornata era limpida e ventilata, segno che nel pomeriggio avrebbe tranquillamente riposato all’ombra del muro degli stabilimenti. Da quando la settimana prima era intervenuta la polizia Naghib finita la sua giornata di lavoro era costretto a sgomberare dalla spiaggia rifugiandosi in quell’angolo dove tra l’altro poteva rivolgersi indisturbato a pregare verso la Mecca. Il carrello non andava più avanti sulla sabbia e cosi si caricò il borsone sulle spalle inoltrandosi tra le prime file di ombrelloni. La gente gli sembrava un pò tutta uguale, grassa, sudata, eccitata cosi diversa dalla compostezza con la quale gli uomini e le donne del suo paese si recavano al mare. Anche il mare addomesticato del litorale non rimandava alle insenature spumeggianti che da ragazzo domava con le sue infaticabili bracciate. Suo nonno Hassad una volta era rimasto colpito da un ritaglio di giornale in cui si parlava di energia atomica ed appena il nipote divento grande decise che sarebbe diventato fisico nucleare. Come rideva Naghib raccontando questa storia:”Guarda che fisico nonno!” Infatti il ragazzo era entrato nella squadra studentesca di nuoto e divorava ogni giorno miglia di costa. Erano giorni veloci quelli, la scuola, la piscina, gli amici e la sera al fresco a parlare e immaginare il futuro ancora lontano. Naghib vendeva mollette. Cioè vendeva anche fazzoletti, spugnette, fermagli e il solito ciarpame da spiaggia ma la sua passione erano le mollette. Era il suo vanto: non avrebbe mai potuto fare come quelli che esponevano maschere rituali, sculture in legno, elefantini, artigianato africano made in Taiwan, gli sarebbe sembrato di tradire la sua gente e poi le mollette erano così innocue, così inutili, così stupide da passare inosservate ed infilarsi nell’indifferenza delle persone. Ormai erano già che tre ore che andava su e giù lungo la riva quando decise di fermarsi a bere qualcosa: evitò l’ennesimo pallone scagliato da un branco di macachi, dibblò la solita buca nascosta da una stuoia, scansò due ragazzini obesi e si avvio con passo deciso verso il parcheggio. ” Di Mario nessuna traccia” pensò mentre sorseggiava una cedrata ” e nemmeno dei suoi cani”: Mario era suo amico.

 
 
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